Il ritorno ai vertici del calcio tedesco del Borussia Mönchengladbach con la vetta della Bundesliga accarezzata in alternanza al fortissimo e solito Bayern Monaco e ai campioni in carica di Dortmund, ci conduce alla suggestione, al fascino di una squadra che prova a rialzare la testa dopo anni di buio e anonimato. L'ultima gioia risale alla Coppa di Germania del 1995 conquistata schierando il bomber Martin Dahlin (fugace esperienza alla Roma) e Stefan Effenberg, diventato poi giocatore chiave del Bayern Monaco vice-campione e campione d'Europa.
| Netzer e Weisweiler |
Nei tardi '60 il vivaio del Borussia sforna dei giovani di assoluto livello che non tardano ad affermarsi campioni: il cervello Günter Netzer, il cannoniere Jupp Heynckes, il mastino Berti Vogts tra gli altri. In patria, la sfida con gli acerrimi rivali altrettanto giovani del Bayern va a costituire la più bella rivalità del calcio tedesco. Le due formazioni si alternano nella conquista del campionato e, per numero di titoli, prevale il gioco aggressivo, rapido e contropiedista della formazione di Monchengladbach. In Europa invece sono Beckenbauer, Maier, Müller e compagni a togliersi maggiori soddisfazioni con la vittoria in tre edizioni consecutive della Coppa dei Campioni.
Nel torneo continentale più prestigioso il Borussia Verein für Leibesübungen 1900 Mönchengladbach (nome esteso) fa il suo esordio nel 1970 ma viene eliminato presto, agli ottavi di finale, in una doppia sfida con gli inglesi dell'Everton decisa ai rigori.
L'anno dopo sono ancora gli ottavi di finale l'ultima fermata per i tedeschi che tornano a casa dopo aver elettrizzato uno degli incontri più entusiasmanti e discussi nella storia della competizione. E' l'Inter allenata da Invernizzi e costituita dai vecchi della Grande Inter Burgnich, Facchetti, Corso, Mazzola, Jair più Oriali e Boninsegna; non certo una squadra di dopolavoristi ma la formazione milanese, prendendo forse sottogamba la sfida, viene spazzata via nell'andata al Bökelbergstadion. I ragazzi di Weisweiler passati in vantaggio quasi subito con Heynckes e incassato il pareggio di Boninsegna si scatenano con l'artiglieria pesante e infliggono ai tramortiti interisti un 7-1 pesantissimo. Ma al 29' del primo tempo, sul 2-1, una lattina semivuota gettata dalle tribune
colpisce Boninsegna innescando una sceneggiata italiana che crea l'appiglio su cui l'Inter e il suo vicepresidente e avvocato Peppino Prisco si aggrappano nella speranza di convincere l'UEFA ad annullare l'incontro. Avranno ragione gli italiani che, dopo il ritorno a San Siro vinto 4-2, si giocano il turno nella ripetizione sul neutro di Berlino. Finisce 0-0 con Bordon sugli scudi. L'Inter perde poi nettamente la finale di Rotterdam contro il lanciatissimo Ajax di Cruijff e rimane opinione diffusa che solo il Borussia Mönchengladbach avrebbe potuto fermare i lancieri olandesi.
Nel 1973 i nostri si aggiudicano la Coppa di Germania e arrivano in finale di Coppa UEFA contro il
temibile Liverpool di Bill Shankly. Ma sono i Reds trainati da Keegan ad avere la meglio nel doppio confronto, aggiudicandosi il primo di una lunga serie di titoli europei. Il Borussia rimane invece, ancora una volta, a bocca asciutta.
Nel torneo continentale più prestigioso il Borussia Verein für Leibesübungen 1900 Mönchengladbach (nome esteso) fa il suo esordio nel 1970 ma viene eliminato presto, agli ottavi di finale, in una doppia sfida con gli inglesi dell'Everton decisa ai rigori.
L'anno dopo sono ancora gli ottavi di finale l'ultima fermata per i tedeschi che tornano a casa dopo aver elettrizzato uno degli incontri più entusiasmanti e discussi nella storia della competizione. E' l'Inter allenata da Invernizzi e costituita dai vecchi della Grande Inter Burgnich, Facchetti, Corso, Mazzola, Jair più Oriali e Boninsegna; non certo una squadra di dopolavoristi ma la formazione milanese, prendendo forse sottogamba la sfida, viene spazzata via nell'andata al Bökelbergstadion. I ragazzi di Weisweiler passati in vantaggio quasi subito con Heynckes e incassato il pareggio di Boninsegna si scatenano con l'artiglieria pesante e infliggono ai tramortiti interisti un 7-1 pesantissimo. Ma al 29' del primo tempo, sul 2-1, una lattina semivuota gettata dalle tribune
| Mazzola discute con l'arbitro |
Nel 1973 i nostri si aggiudicano la Coppa di Germania e arrivano in finale di Coppa UEFA contro il
| Keegan e Netzer |
Nella stagione successiva, la prima senza Netzer trasferitosi al Real Madrid e con il giovane Stielike a centrocampo, il Borussia non vince nulla impattando contro il Milan di Trapattoni nella semifinale di Coppa delle Coppe.
Nel 1975 il Borussia riconquista il Meisterschale e fa sua la Coppa UEFA grazie ai gol del solito, formidabile Heynckes e del rilanciato Simonsen. A fine stagione lascia l'artefice della costruzione della squadra, l'allenatore Weisweiler. Destinazione Barcellona.
La nuova guida tecnica si chiama Udo Lattek dal Bayern Monaco che guida i suoi nuovi giocatori a un altro titolo interno e fino ai quarti in Coppa dei Campioni dove, alla fine di un doppio turno tiratissimo col Real Madrid dell'ex Netzer, devono arrendersi alle decisioni scriteriate dell'arbitro Van der Kroft nella gara di ritorno.
L'anno dopo, 1976-1977, Berti Vogts e compagni devono contendere il titolo a Schalke 04, Eintracht Braunschweig ed Eintracht Francoforte ma s'impongono per la quinta volta con un solo punto di vantaggio. Altrettanto arduo il cammino in Europa fino alla finale del 25 maggio, a Roma, nuovamente contro il Liverpool di Kevin Keegan. Rimediato al vantaggio di McDermott con un gran tiro di Simonsen che supera Clemence all'incrocio dei pali, nell'ultima mezz'ora il Borussia viene bucato due volte e vede sfumare per l'ennesima volta i sogni di gloria. A fine anno la soddisfazione per Allan Simonsen premiato col Pallone d'Oro.
Anno maledetto il '78 con il Meisterschale che scivola fra le mani del Colonia dell'ex Weisweiler per tre gol, decisivi nel conteggio della differenza reti. Maledetto soprattutto il Liverpool, senza Keegan, andato all'Amburgo, ma con il portentoso Dalglish, che si rivela bestia nerissima eliminando i tedeschi nelle semifinali del maggiore torneo continentale.
L'ultimo trofeo vinto dalla formazione di Mönchengladbach, prima della coppa nazionale del '95, è la Coppa UEFA del '79 agguantata in una doppia finale contro la Stella Rossa di Belgrado. Senza le colonne Bonhof, Heynckes, Wimmer e Wittkamp la squadra inizia la sua parabola discendente e le parole di Berti Vogts, subito dopo la finale con gli slavi, suonano profetiche: “Godetevi questa coppa. Per i prossimi anni sarà l'ultima che stringete tra le mani”. Il declino viene sancito in estate con l'abbandono di Lattek, il trasferimento di Simonsen al Barça e il ritiro di Vogts. Il colpo di coda è la finale UEFA raggiunta ma persa con l'Eintracht Francoforte e la valorizzazione di un giovane Lothar Matthaeus, che il tempo battezzerà campione e che qualche anno dopo lascerà per andare agli odiati antagonisti del Bayern Monaco.
Anno maledetto il '78 con il Meisterschale che scivola fra le mani del Colonia dell'ex Weisweiler per tre gol, decisivi nel conteggio della differenza reti. Maledetto soprattutto il Liverpool, senza Keegan, andato all'Amburgo, ma con il portentoso Dalglish, che si rivela bestia nerissima eliminando i tedeschi nelle semifinali del maggiore torneo continentale.
| Vogts con la Uefa '79 |
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