L'Arsenal, titolata squadra di Londra, festeggia in questi giorni il suo 125° anno.
Fondata a Woolwich, sud-est della capitale, da alcuni operai della fabbrica di esplosivi Royal Arsenal come svago dopolavoristico e inizialmente battezzata Dial Square, si trasforma subito in una cosa seria e in Woolwich Arsenal; nel 1913 si trasferisce a nord, Holloway, per incontrare una maggiore affluenza di pubblico e adotta l'attuale nome.
 |
| La statua di Tony Adams |
Per l'importante ricorrenza la società ha svelato tre sculture raffiguranti glorie inscalfibili della storia dei Gunners:
Herbert Chapman, manager del primo grande Arsenal e inventore del Sistema o WM ma soprattutto autore di una rivoluzione calcistica a 360°. Sua infatti l'idea dei numeri sulle maglie di gioco, la proposta (declinata dalla federazione) di dotare gli stadi di illuminazione per giocare partite in notturna con la possibilità di attirare più spettatori in orari extra-lavoritivi e la richiesta di intitolare una fermata della metropolitana alla società londinese.
Tony Adams, roccioso difensore in 504 battaglie e capitano per quattordici anni. Plurivittorioso e gran bevitore si disintossica sul finire dei novanta in tempo per riconquistare i double (campionato-coppa nazionale) del 1998 e del 2002.
Thierry Henry, massimo cannoniere nella storia dell'Arsenal con 226 reti ed emblema del calcio spettacolo di Wenger: forza fisica, galloppate inarrestabili e personalità illuminano di luce abbacinante Highbury prima e l'Emirates poi.
Tra i tifosi il dibattito verte sui maggiori crediti delle tre statuarie personalità rispetto ad altre del passato biancorosso: questione capziosa, risoluzione scontata: troppi bronzi si erigono monumentali nella memoria dei supporter. Forte è la sensazione che in futuro altre statue incorniceranno lo stadio. Facciamo un gioco, quali ex-Gunners meriterebbero la bronzea investitura? Ne proponiamo dieci.
Dennis Bergkamp (1995-2006)Talento indiscutibile ma ampiamente criticato durante la sua permanenza all'Inter. Il grande e ancora giovane giocatore ammirato nell'Ajax sparisce a Milano per lasciare spazio al fratello brocco. Qualche sprazzo di classe lo esibisce ma è veramente poca cosa. Rinasce a Londra dove in undici anni da sfogo a tutto il repertorio del campione: dribbling, visione di gioco, gol e assist di una qualità raramente vista nel paese britannico. Probabilmente il talento più cristallino ammirato ad Highbury.
Ian Wright (1991-1998) Uno dei più spettacolari e letali attaccanti del calcio inglese arriva a nord di Londra accompagnato da un po' di scetticismo nonostante gli anni spesi a segnare in una squadra come il Crystal Palace. Diventa subito idolo e trascinatore, personaggio dentro e fuori dal campo, autore di caterve di reti molte delle quali spettacolari. Secondo goleador fra i Gunners ma con la stessa media di Henry.
David O'Leary (1975-1993) Irlandese, nasce a Stoke Newington, due passi da Highbury & Islington ma cresce a Dublino. Torna presto a Londra per firmare il contratto con i biancorossi e per rimanerci vent'anni. Diventa bandiera e colleziona il maggior numero di presenze: 722 partite giocate in difesa, con eleganza insolita e una decisione nelle chiusure tipicamente britannica. Piedi buoni per costruire l'azione dalle retrovie.
Cliff Bastin (1929-1946)
Ha solo 17 anni quando viene acquistato da quella volpe di Herbert Chapman. Il grande manager ne intuisce lo strepitoso talento e contribuisce a renderlo grande cannoniere. E' un'ala sinistra veloce che ama accentrarsi e ricevere le palle filtranti di Alex James per battere il portiere avversario. Lo fa 178 volte e rimane il giocatore più prolifico fino al sorpasso di Ian Wright nel settembre 1997. La Seconda Guerra Mondiale, quando ha 27 anni e ancora molto da dare, pone fine alla sua carriera.
Pat Rice (1967-1980)
Terzino destro nordirlandese arcigno e potente, inizia come riserva di Peter Storey ma diviene presto una colonna della difesa negli anni '70, anni spesi fra trionfi e cadute profonde. Gioca cinque finali di FA Cup, record tra i Gunners condiviso con David Seaman e Ray Parlour, vincendone due inclusa quella mitica contro il Manchester United nel 1979. Da 15 anni è il braccio destro di Wenger.
Alex James (1929-1937)
Lo scozzese è giocatore di assoluto livello. Fosforo del grande Arsenal di Chapman, come interno innesca gli attaccanti e occupa il campo con un'intelligenza calcistica fuori dal comune. Cliff Bastin e Ted Drake sanno chi ringraziare per le montagne di reti. Famoso anche per l'abitudine di giocare con dei pantaloncini larghi e antiestetici per coprire dei mutandoni che leniscono i dolori reumatici.
Ted Drake (1934-1939)Assieme a Bastin e James è la stella di quella squadra che negli anni '30 vince tutto. Fromboliere inarrestabile, potente e coraggioso segna la bellezza di 139 gol in 184 partite. Sicuramente il più grande centravanti in senso stretto della squadra londinese, realizza il terzo gol nel 3 a 2 con cui, ad Highbury e con sette Gunners in campo, l'Inghilterra batte gli azzurri italiani da noi ricordati come 'I leoni di Higbury'.
Patrick Vieira (1996-2005)
Il Milan lascia andare troppo presto questo spilungone e ha modo di pentirsene. Per nove anni il francese è padrone del centrocampo. Incrocia i tacchetti con i più duri centrocampisti europei, epiche le battaglie con Roy Keane, uscendone spesso vincitore grazie al fisico prorompente, a un ottima tecnica di base e spiccato senso tattico. Nel 2002 eredita la fascia di capitano da Tony Adams e guida l'Arsenal nello strepitosa vittoria in campionato del 2004, quello degli 'Invincibili'.
Liam Brady (1973-1980)Centrocampista tra i migliori della sua generazione, l'irlandese è un piacere per gli occhi: ritmo, visione di gioco, fantasia, piedi ottimi e carisma. Trascinatore silenzioso è capace di cambiare volto alla gara con un invenzione, un lampo. Vince la FA Cup del '79, nell'80 va alla Juve dove vince due scudetti da protagonista.
Arsène Wenger (1996- ? )
Sul fatto che un giorno, all'Emirates Stadium o dintorni, svetterà un monumento in onore del tecnico alsaziano ci sono pochi dubbi. Con Chapman è il manager più innovativo, capace, colto e amato. In due parole: il migliore. Trasforma una squadra storicamente conosciuta come boring, noiosa, in una delle compagini più spettacolari d'Europa. Punta sui giovani, rispetta i veterani, crea un gioco spumeggiante che esalta le qualità tecniche dei singoli sempre a servizio del collettivo. Gli manca un'importante trofeo europeo per coronare la sua lunga esperienza londinese.